Rapporto 2016 sulle realtà dei cristiani lgbt in Italia

Rapporto 2016 sui cristiani Lgbt in Italia a cura di Giuliana Arnone*

Il Rapporto 2016, che indaga le diverse realtà associative dei cristiani LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) in Italia, è il terzo di una serie di indagini realizzate, a partire dal 2010[1], in occasione dell’incontro nazionale del Forum dei Cristiani LGBT[2].

Tuttavia, la prima ricerca mai realizzata sui cristiani LGBT in Italia risale al 1982 e venne lanciata sulla rivista cattolica Rocca[3], mentre i risultati vennero poi pubblicati sul mensile LGBT Babilonia[4].
Erano gli inizi degli anni Ottanta, non il 2016, e parlare di dialogo delle persone LGBT con le chiese (in particolare, quella Cattolica[5], alla quale il questionario si rivolgeva) era, all’epoca, un argomento che ovviamente non poteva nemmeno essere preso in considerazione.

Ciò non vuol dire che ci sia stato necessariamente un salto di qualità nell’atteggiamento che le chiese (soprattutto quella Cattolica) ha assunto nei confronti delle persone omosessuali. Tuttavia le domande, che hanno dato vita al Rapporto 2016, testimoniano il percorso che le diverse realtà associative (gruppi locali e associazioni nazionali) dei cristiani LGBT hanno fatto. Tante cose possono non essere cambiate nel rapporto con le chiese cristiane e soprattutto nelle comunità cattoliche – e addirittura alcune cose sono peggiorate – ma qualcosa di fondamentale è cambiato: il modo in cui le persone LGBT cristiane percepiscono se stesse[6]. Ciò che intendo dire è che hanno fatto un lungo percorso di accettazione di sé, della propria fede e della propria identità. L’essersi riconosciuti, l’essersi ritrovati, l’essersi uniti, ha permesso, certo tra tante difficoltà e sofferenze, di poter contribuire oggi al cambiamento delle chiese.

In un bollettino del gruppo del Guado di Milano, scritto nel 1983, c’è un passaggio che ho trovato fortemente attuale: “la motivazione stessa dei gruppi (dei cristiani LGBT) e la ragione della loro esistenza è quella di percorrere un cammino, anche in modo critico, che ci consenta di conciliare il vivere la nostra condizione di omosessuali con l’appartenenza alla Chiesa. Noi siamo fiduciosi che la nostra perseveranza in un cammino che intendiamo percorrere dialetticamente, ma anche costruttivamente all’interno di un’istituzione e non contro, ci possa condurre al traguardo”[7]

E’ proprio grazie a questo cammino, per nulla facile e per nulla scontato (e tuttora in corso), adesso possiamo presentare una ricerca che parla del dialogo che i gay, le lesbiche e i trans cristiani hanno con le loro chiese e tra di loro.

Al di là di tutti i dati quantitativi che esso fornisce, il Rapporto 2016 è principalmente un tentativo di mettere in luce le continue negoziazioni, la riconciliazione con se stessi e con le Chiese, ed anche le reti che in questi trent’anni sono state pazientemente tessute dei cristiani LGBT.

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RAPPORTO 2016 SULLE REALTÀ AGGREGATIVE DEI CRISTIANI LGBT IN ITALIA

Il Rapporto 2016 sulle realtà aggregative dei cristiani lgbt in Italia è il risultato di un questionario on line[8] destinato ai gruppi e alle associazioni di cristiani LGBT i cui risultati sono stati presentati in anteprima al IV Forum dei Cristiani LGBT, che si è tenuto ad Albano Laziale dal 15 al 17 aprile 2016.

Il Rapporto 2016 è stato curato da Giuliana Arnone*, dottoranda della Scuola Superiore di Studi Storici Geografici e Antropologici dell’Università di Padova. Alla realizzazione del questionario ha collaborato in vari modi il Comitato Direttivo del Forum dei Cristiani LGBT 2016 ed, in particolare, Innocenzo Pontillo, che ha offerto pazienza e dedizione, aiutando ad individuare i temi centrali del questionario; Giorgio Volpe che ha curato, soprattutto, gli aspetti pratici e la messa in rete dello stesso; Dario De Gregorio, Davide Garau e Maurizio Mistrali per la revisione del testo; Anna Rita Colgaro per aver individuato, a suo tempo, le criticità di questa ricerca.

Il Rapporto 2016 è stato pensato per esplorare le caratteristiche di ogni realtà aggregativa dei cristiani LGBT (età, numero dei partecipanti, etc.), per mettere in luce i cammini di inclusione esistenti in ambito cattolico ed evangelico ed il dialogo che i gruppi e le associazioni di cristiani LGBT instaurano con le realtà esterne (con le associazioni LGBT laiche, ad esempio). Il Rapporto indaga anche le motivazioni che spingono i cristiani LGBT a partecipare a queste realtà.

Al questionario, che ha dato vita al Rapporto 2016, hanno risposto 21 realtà[9] di cristiani LGBT italiani, nate tra il 1980 (gruppo Il Guado di Milano) e il 2014 (gruppo Nicodemo di Bisceglie).

Dieci di queste realtà fanno parte di regioni del Nord Italia (Lombardia, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia-Giulia)[10], sei del centro e centro-nord (Emilia-Romagna e Marche, Toscana, Lazio) [11] e quattro del Sud (Puglia, Campania, Sicilia)[12].

Fa eccezione l’Associazione Samaria che, anche se ha la sua sede legale a Milano, è rappresentativa di tutta la realtà nazionale essendo l’unica associazione nazionale ad aver compilato il questionario.

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Caratteristiche

Le persone che hanno fatto parte, in maniera costante, dei gruppi di cristiani LGBT nell’ultimo anno (2015) sono state 531. Gli uomini rappresentano l’80%, le donne il 18% e i trans l’2%[13].
Nonostante lo scarso numero di trans e donne presenti, è bene puntualizzare che alcuni gruppi possono avere al loro interno un bilanciato numero di uomini e donne (come il gruppo Ali D’Aquila di Palermo e Nuova Proposta di Roma).
Non vi sono minori tra gli aderenti a queste realtà.
La metà dei partecipanti (quasi il 50%) ha un’età compresa tra i 35-50 anni.
I partecipanti con un’età al di sopra dei 50 anni rappresentano quasi il 30%, mentre i partecipanti con età compresa tra i 18-35 si fermano al 20%.

Il 62% delle realtà aggregative dei cristiani LGBT sono formate da gruppi informali che non hanno uno statuto, anche se il 19% comprende gruppi informali dotati di una carta dei valori che definisce le linee guida del gruppo. Questo è un dato importante poiché mostra che la maggior parte di queste realtà aggregative scelgono una posizione intermedia, tra associazione riconosciuta e gruppo informale con carta dei valori.
Tra le motivazioni che spingono i gruppi a rimanere informali, vi è la volontà di mantenere una spontaneità dei ruoli all’interno del gruppo, che viene dunque guidato dalla solidarietà dei suoi membri più che dalla strutturazione. Inoltre, vi è la volontà di mantenere l’organizzazione del gruppo quanto più orizzontale – e dunque aperta e rivolti a tutti – e non verticale.

Da ciò che si evince dal questionario, l’informalità è anche dovuta alla volontà di volere essere un gruppo di incontro e di relazione in una dimensione intima e personale. L’accento è dunque posto sull’accoglienza.

Un altro 19% invece è rappresentato da realtà di tipo associativo registrate. La scelta di costituirsi in associazione sembra dettata dal desiderio di assicurare una stabilità maggiore rispetto al gruppo, perché più difficilmente è portata a sciogliersi; vi è anche la scelta di essere così più visibili e di cercare apertamente un dialogo con le istituzioni e, nel caso dell’associazione Samaria, vi è soprattutto la scelta di essere una realtà di servizio e di raccolta fondi per iniziative di solidarietà.

Da segnalare che il 52% delle realtà indagate non ricorre allo strumento del voto e non elegge, dunque, i suoi rappresentanti.

Nessun gruppo ha attività specifiche per donne, mentre uno (Nuova Proposta di Roma) prevede attività specifiche per i giovani.

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Motivazioni

Confortante il dato che mette in luce che le persone che si sono avvicinate a queste realtà (una media di 100 persone) nell’ultimo anno sono di più di quelli che li hanno abbandonati (una media di 62 persone).

Sono state chieste le motivazioni che spingono le persone ad avvicinarsi a queste realtà. Ogni gruppo ha consultato i suoi membri e ha votato le motivazioni in base a una scala che andava da “per nulla importante” ad “assolutamente importante”. Nonostante alcuni limiti nella struttura del questionario, le risposte mostrano dei dati interessanti:

– per il 75% dei gruppi, “trovare un posto dove sentirsi accettati e accolti” è una motivazione assolutamente importante; “Risolvere le difficoltà legate alla propria fede e al suo rapporto con la sessualità” è considerato abbastanza importante dal 40% dei gruppi rispondenti; il 55% considera che “trovare un posto dove pregare senza dover nascondere la propria sessualità” una motivazione poco importante; scarsa importanza riveste il “sentirsi parte di una comunità cristiana, per il 50% dei gruppi è poco importante; “dare il proprio contributo al cambiamento della Chiesa e della società” è una motivazione che divide i gruppi: per il 45% è abbastanza importante, ma per un buon 30% è poco importante, mentre per il 5% è per nulla importante; avvicinarsi a queste realtà per “trovare una relazione sentimentale” stabile viene reputata una motivazione poco importante (50%) per la maggior parte dei rispondenti; abbastanza importante (52%) è invece la volontà di “coltivare amicizie profonde e durature”.

Come si può evincere dalle risposte, le motivazioni personali sono ritenute più importanti di quelle che spingono le persone a prendere parte ai gruppi per contribuire all’inclusione delle persone gay, lesbiche e trans all’interno della Chiesa.

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Ospitalità

Il 67% di queste realtà viene ospitato in una struttura parrocchiale, mentre il 19% è ospitato in una struttura di un ordine religioso (Missionarie di Maria, Suore Domenicane, Gesuiti e ordine Camaldolese); un altro 19% viene ospitato in chiese Valdesi e Metodiste. Ancora, il 19% è ospite in strutture cittadine, mentre un (il gruppo Bethel di Genova) viene ospitato in strutture appartenenti a enti pubblici.

Due gruppi si riuniscono in locale privato, in qualche modo indipedente da associazioni o congregazione cristiane e cittadine, mentre uno (Il Guado di Milano) ha una propria sede.[14]

Confortante dunque il dato che mostra che 17 gruppi vengono ospitati presso strutture cattoliche – tra diocesi, parrocchie e ordini religiosi – e che per la maggior parte di essi, 14 gruppi, l’ospitalità è nota alle persone che frequentano la realtà cattolica. Inoltre, per 8 realtà di cristiani LGBT l’ospitalità e la natura del gruppo sono pubbliche anche all’esterno, anche se non sempre se ne dà pubblicità.

Le realtà ospitate da una parrocchia partecipano generalmente ad alcune sue attività come la Santa Messa, l’animazione di canti e preghiere (Fratelli dell’Elpìs di Catania) le veglie, i ritiri, gli incontri di preghiera, la mensa per i poveri e, ancora, attività a sostegno della parrocchia, quali caritas, cineforum, accoglienza, mercatino ecosostenibile festa della terra, eventi di formazione, banchi di vendita libri (gruppo di Vicofaro di Pistoia).

Da mettere in luce che 5 gruppi di cristiani LGBT hanno un membro facente parte del consiglio pastorale della parrocchia a cui partecipa come referente del gruppo.

Importante sottolineare il fatto che 15 gruppi abbiano trovato ospitalità presso una struttura cattolica attraverso la conoscenza personale con un parrocco o di un sacerdote, mentre un gruppo – l’Arco di Parma – abbia negoziato l’ospitalità grazie ad un dialogo instaurato direttamente con il Vescovo.

Il dialogo e l’ospitalità vengono spesso mediati comunque attraverso vari canali e conoscenze, che si giustappongono. Spesso dunque il gruppo di cristiani LGBT trova ospitalità all’interno di una struttura cattolica sia tramite un parrocco che tramite il vescovo (come, per esempio, il gruppo In Cammino di Bologna e il gruppo Emmanuele di Padova).

Forse inaspettatamente, solo 4 gruppi sono ospitati da una struttura evangelica (19%) grazie alla conoscenza personale con un pastore; 3 di essi danno pubblicità all’esterno di questa loro presenza. Non c’è nessun membro facente parte del consiglio di Chiesa.

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Organizzazione Veglie per le vittime dell’omotransfobia

Anche per quanto riguarda l’organizzazione delle Veglie di preghiera per le vittime dell’omotransfobia, la maggior parte delle realtà di cristiani LGBT l’ha celebrata in una chiesa cattolica (38%); il 24% l’ha organizzata presso una struttura evangelica, il 28% dei gruppi non l’ha organizzata, mentre il 10% l’ha organizzata presso una struttura pubblica.

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Definizioni

Interessante notare che, nonostante la maggior parte di queste realtà venga ospitato in strutture cattoliche, dove sono state organizzate la maggior parte delle Veglie, il 48% di esse preferisce definirsi cristiano, reputandolo un termine più aperto e inclusivo, contro il 38% che si definisce più specificatamente cattolico. Nessuno si definisce evangelico ma uno (il Guado di Milano) si definisce un gruppo aperto a credenti e non che vogliono confrontarsi sul tema dell’omosessualità e la fede, mentre uno preferisce la definizione di credenti poiché ha all’interno un testimone di Geova (Arco di Parma).

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Papa Francesco, papa del cambiamento?

Per 38% degli aderenti alle realtà dei cristiani LGBT l’avvento di Papa Francesco non ha portato nessun cambiamento per le persone LGBT nella Chiesa, anche se il 28% non ha avvertito un cambiamento a livello vescovile, ma una maggior interazione con le realtà parrocchiali. Il 10% ha invece avvertito un cambiamento sia ufficiale che con la Curia; il 14% pensa che i cambiamenti siano precedenti a papa Francesco, mentre il 5% ha invece avvertito un maggior irrigidimento da parte della Curia[15].

E’ dunque evidente che – seppure molti ritengano che sul piano istituzionale e teologico non ci sia stata una apertura – sul piano fattuale e pastorale viene percepita invece un’apertura in diverse realtà cattoliche (parrocchie, conventi maschili o femminili, etc.).

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Testimonianze e dialogo con altre realtà

Un dato interessante è che il 42% dei gruppi dal 2012 a oggi sono stati invitati per parlare della propria storia nelle parrocchie. Sorprende anche l’apertura di alcuni gruppi scout che hanno raccolto le testimonianze del 29% dei gruppi; stessa percentuale riguarda i gruppi invitati presso Chiese Evangeliche, mentre il 34% gruppi sono stati invitati presso associazione cittadine locali; Interessante anche che il 24% sia stato invitato a parlare presso gruppi LGBT. Solo due gruppi non sono mai stati invitati a testimoniare la loro storia ed esperienza (La Fonte di Milano e Vicofaro di Pistoia).

Anche in questo caso, la maggior parte dei gruppi sono stati invitati in più luoghi a parlare di se stessi; quando il dialogo viene instaurato all’interno del contesto di appartenenza, esso tocca sempre più interlocutori.

Riguardo il dialogo con la realtà LGBT, il 71% dei gruppi cristiani LGBT intrattiene rapporti di vario genere – sia pure solo di conoscenza – con la realtà LGBT locale (o perché i membri fanno parte di entrambi i gruppi, o perché cercano di coordinarsi durate determinati eventi).[16]

Dal questionario si evince che tutti i gruppi si tengono in contatto tramite ritiri ed eventi specificatamente organizzati o tramite internet (95%) e solo uno dichiara di non intrattenere nessuna relazione significativa con nessun gruppo (Mosaico di Brescia).

 

Conclusioni

In conclusione, il rapporto mette in evidenza una profonda interazione con il contesto di appartenenza cittadina. Le diverse realtà di cristiani LGBT cercano principalmente un dialogo che parte “dal basso”, dalle piccole realtà, dalle persone “in carne ed ossa” più che dall’istituzione ecclesiatica. In questo senso, non ci sono percorsi già stabiliti, ma aperture da parte di alcune parrocchie cattoliche e chiese evangeliche.
L’inclusione delle persone LGBT cristiane è sempre dunque costantemente negoziata e ridefinita. Ciò rappresenta la causa e allo stesso tempo la conseguenza dell’eterogeneità dei percorsi di queste realtà, che si riflette nelle pratiche concrete (ad esempio: sul logo dove vengono organizzate le Veglie) e simboliche (differenti scopi del gruppo, motivazioni che spingono le persone a parteciparvi, etc.).

I diversi percorsi e l’eterogeneità che caratterizza i gruppi in Italia devono comunque essere intesi – più che come un limite – come una ricchezza.

Al di là dei diversi percorsi esistenti e dell’eterogeneità che caratterizza le realtà aggregative di cristiani LGBT italiani, dobbiamo rilevare che questo è un movimento in costante crescita che sta prendendo piede in seno alla comunità ecclesiale e rappresenta una realtà viva fonte di “contraddizione” nella chiesa e nell’arena pubblica, cosa che spinge le comunità cristiane a doversi confrontare con loro[17] .

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* Il Rapporto 2016 è stato curato da Giuliana Arnone, laureata all’Università Cà Foscari di Venezia con una tesi dal titolo “Il difficile equilibrio tra azione e contemplazione Strategie di riconoscimento di un gruppo di omosessuali credenti”. Attualmente dottoranda della Scuola Superiore di Studi Storici Geografici e Antropologici dell’Università di Padova, sta curando una ricerca etnografica riguardante la realtà di LGBT cristiani in Italia, in cui sta cercando di approfondire i percorsi di riconoscimento del gruppo Il Guado di Milano.

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[1] Gli altri due rapporti pubblicati sui cristiani LGBT sono: il Rapporto sui gruppi di cristiani omosessuali in Italia 2010, curato dal Progetto Gionata, e consultabile su: http://www.gionata.org/rapporto-2010-i-gruppi-di-cristiani-lgbt-in-italia/; ed il Rapporto 2012 su “I gruppi di cristiani omosessuali e il dialogo con le chiese in Italia”, curato dal Progetto Gionata e dal Forum dei Cristiani LGBT, consultabile su: https://dl.dropboxusercontent.com/u/21371027/Forum2012/RAPPORTO2012_dialogo.pdf

[2] Il Forum dei Cristiani LGBT è “una Rete informale che unisce, dal novembre 2009, i singoli, i gruppi e le varie realtà locali e nazionali dei cristiani LGBT italiani, per aiutarli a fare rete facilitando la comunicazione tra lorod, favorendo la realizzazione d’iniziative comuni e promuovendo l’accoglienza concreta delle persone LGBT nelle varie comunità e chiese cristiane italiane”, cit. tratta da https://forumcristianilgbt.wordpress.com .

[3] Questionario per eterosessuali, Questionario per omosessuali, Rocca 15 settembre e 10 ottobre 1982 pp 31-34.
Rocca è il periodico della Pro Civitatae Cristiana di Assisi, un’associazione fondata da don Giovanni Rossi nel 1939 vicina alla sinistra cattolica e al mondo operario. Il questionario faceva parte di un’inchiesta, promossa tra i lettori e i partecipanti al 40° Corso di Studi Cristiani, dalla rivista Rocca e dal Gruppo Abele in collaborazione con il sociologo Franco Prina dell’Università di Torino “sul problema omosessuale”. Il questionario prevedeva una sezione destinata ai lettori eterosessuali e cercava di indagare come questi intendessero l’omosessualità. Si chiedeva loro se avessero mai conosciuto persone omosessuali, se considerassero l’omosessualità contro-natura, o curabile attraverso la fede, se la Chiesa Cattolica avesse preso in considerazione il tema e avesse dimostrato la giusta apertura. Una sezione del questionario era invece riservata alle persone omosessuali; quasi tutte le domande erano concentrate sul cercare di capire se esse avessero in qualche modo risolto i problemi psicologici, che lo scoprirsi omosessuali spesso comporta.

[4] Giovanni Dall’Orto, Un’ indagine tra i cattolici, Babilonia, n°8, 1983. Babilonia è stata un’ importante rivista a tematica omosessuale fondata nel 1982, che ha cessato le pubblicazioni nel 2009.

[5] La Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla Cura delle Persone Omosessuali, con cui la Chiesa Cattolica prenderà una posizione nei confronti dell’omosessualità, verrà pubblicata quattro anni dopo, nel 1986, dalla Congregazione Per la Dottrina della Fede. Il documento è consultabile qui: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19861001_homosexual-persons_it.html

[6] A tal proposito leggasi: Gianni Geraci, Gli omosessuali credenti: un dono di Dio alla sua chiesa in We will survive! Lesbiche, gay e trans in Italia, a cura di P. Pedote e N. Poidimani, editore Mimesis, Milano, 2007, pp.149-154; Credenti. I gruppi di omosessuali cristiani in Italia di Ilaria Donatio in Opus Gay. La chiesa cattolica e l’omosessualità, editore Newton Compton, Roma, 2010, pp.203-217.

[7] Bollettino de Il Guado, anno 1993 n°4. Il gruppo del Guado ha pubblicato un bollettino dal 1982 al 2005. Spedito a cadenza trimestrale agli abbonati, era riservato principalmente ai membri del Guado ma aperto anche all’esterno. Esso riportava articoli di giornali che affrontavano il tema della fede e dell’omosessualità, che venivano commentati, pubblicava gli appuntamenti degli altri gruppi, o le conferenze nazionali che via via si organizzavano. Esso, inoltre, aveva delle sezioni in cui i lettori potevano scrivere le proprie opinioni. Per tutti questi motivi il bollettino è stato per molti anni il principale mezzo di informazione e condivisione delle persone LGBT e dei gruppi di cristiani LGBT italiani.

[8] Il questionario è stato condotto per via telematica dal 14 febbraio al 20 marzo 2016. Tutti i dati forniti dai gruppi di cristiani LGBT italiani si riferiscono all’anno di attività 2015-2016.

[9] Al questionario, tuttavia, non hanno risposto tutte le realtà aggregative presenti in Italia che, al 1 gennaio 2016, assommano a ventotto, tra gruppi e Associazioni locali e nazionali di cristiani LGBT, esistenti in Italia da Palermo a Trieste, come si evince da http://www.gionata.org/i-gruppi-in-italia/
[10] La Fonte (Milano), Arco di Parma (Parma), Alle Querce di Mamre (Cremona), La Creta (Bergamo), il Guado (Milano), La Scala di Giacobbe (Pinerolo), Bethel (Genova), Emmanuele (Padova), Mosaico (Brescia), Progetto Ruah (Trieste).

[11] In Cammino (Bologna), Kairos (Firenze), Nuova Proposta (Roma), Pastorale con e per le persone LGBT Vicofaro (Pistoia),Narciso e Boccadoro (Rimini), la Sorgente (Roma).

[12] Ali D’Aquila (Palermo), Fratelli Dell’Elpìs ( Catania), Gruppo Nicodemo (Bisceglie), Ponti Sospesi (Napoli).

[13] Nel rapporto 2010, che prendeva in esame i dati di 24 gruppi, la percentuale di donne era del 16% (i trans non erano stati inclusi). Nel Rapporto 2012, al quale avevano preso parte 23 gruppi, le donne rappresentavano il 15% mentre i trans 3%.

[14] I gruppi possono non avere una sola sede dove riunirsi; gli incontri possono difatti essere organizzati alcune volte in strutture diocesane, altre in strutture parrocchiali o associazioni cittadine. I gruppi hanno avuto dunque l’opportunità di votare più sedi. Il questionario lascia da parte l’approfondimento di questa mobilità, ma indubbiamente la mette in luce.

[15] Solo un gruppo, Nicodemo di Bisceglie, non ha espresso un’opinione poiché nato nel 2014, da troppo poco tempo per aver potuto avvertire qualche cambiamento .

[16] Un gruppo, La Scala di Giacobbe di Pinerolo (Torino), afferma che non vi sono associazioni LGBT locali.

[17] Cfr. O’Brien J. (2004): Wrestling the Angel of contradiction: Queer Christian identities, Culture and Religion: An Interdisciplinary Journal, 5:2, 179-202

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