Due catechisti al Forum dei Cristiani LGBT. Quando la Chiesa è Casa per tutti

Testimonianza di Anna e Pietro, educatori in una parrocchia bolognese, sul IV Forum dei Cristiani LGBT (Albano 15-17 maggio 2016)

Siamo Anna e Pietro, due fratelli di Bologna di 21 e 24 anni e nella nostra comunità parrocchiale siamo educatori di un gruppo di ragazzi di terza media e terza superiore. Abbiamo deciso di andare al Forum dei Cristiani LGBT perché abbiamo notato nella nostra vita quotidiana e a maggior ragione in ambito parrocchiale che l’omosessualità è un tema di cui si parla molto, soprattutto in questi mesi di discussione politica a riguardo.

Ci ha colpito sentire, all’interno della Chiesa e non, posizioni contrastanti anche molto radicali, ma delle quali di solito si sentono parlare solo persone eterosessuali e che spesso non hanno contatti diretti (e quindi men che meno relazioni umane) con persone LGBT.
Questo genera discussioni e schieramenti ideologici che si basano su schemi astratti e questioni di principio che rischiano di ignorare la voce delle persone reali, i loro vissuti, la loro individualità e la loro esperienza di fede (schemi che rischiano, se non misurano la loro validità confrontandosi con l’esperienza reale delle persone, di diventare autoreferenziali. Crediamo che sia importante interrogarsi sulla loro capacità di descrivere e comprendere la realtà in modo adeguato, per far si che essi siano davvero strumento e guida)

La nostra presenza al Forum è stata orientata quindi non da un nostro vissuto ma dalla curiosità di conoscere ed entrare a contatto con persone omosessuali che condividono la nostra stessa fede, per conoscere le concrete difficoltà riscontrate e le ricchezze derivate dall’essere una persona LGBT all’interno della Chiesa.

È stato molto forte per noi riascoltare alcuni passi biblici noti, ma che in quel contesto hanno risuonato molto più intensamente di quanto ci fosse mai capitato. Era palpabile infatti attorno a noi la sensazione che fossero parole che erano state vissute profondamente e che forse potevano aver significato tanto nella sfida di conciliare due parti così fondamentali della propria interiorità, come l’orientamento sessuale e la fede. In particolare ci ha colpito riascoltare le Beatitudini e il Salmo 139, sentendo quasi urlare in sala: “Ti lodo Signore, perché mi hai fatto come un prodigio”.

È stato bello nello stare insieme accorgersi  che chi avevamo accanto era accomunato dalla mitezza della testimonianza, profondamente evangelica, dalla volontà di non opporsi con violenza alla violenza e alle offese ricevute, ma dal voler cercare il dialogo quando possibile, dall’accettare con pazienza le comprensibili difficoltà altrui nel capire il proprio vissuto. In generale ci ha colpiti l’assenza di atteggiamenti rivendicativi (che talvolta possono essere necessari ma rischiano di diventare chiusi ed autoreferenziali), così come il riconoscimento e l’accettazione delle difficoltà dei genitori, dei preti e dei membri della comunità che si approcciano per la prima volta al contatto con le persone LGBT.

Abbiamo quindi intenzione di creare occasioni di incontro tra membri del gruppo di cristiani LGBT di Bologna e persone della nostra parrocchia, non come imposizione di teorie, né per alimentare una sorta di battaglia ideologica “gay friendly”, ma semplicemente per conoscersi, per ascoltare esperienze di vita e di fede “altre”, per riconoscere che non si sta parlando di un fenomeno estraneo alla nostra comunità.

Per il ruolo che abbiamo nella nostra comunità, ovvero di prenderci cura dei più piccoli, che come tutti gli adolescenti sono in un momento di costruzione e acquisizione della propria identità, sentiamo il dovere di comunicare che in qualsiasi orientamento sessuale scopriranno di identificarsi potranno contare sull’accoglienza che caratterizza la nostra fede, secondo cui la Chiesa è Casa per tutti.

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