Cari genitori, benedite i vostri figli LGBT e Dio vi benedirà

Testimonianza di Michela e Corrado Contini letta al IV Forum dei Cristiani LGBT di Albano Laziale il 16 aprile 2016

Sono Michela di 59 anni, già insegnante di scuola materna, prima moglie poi madre e ora anche nonna , sposata da 41 anni con Corrado di 63 anni, medico. Insieme con voi che ci ascoltate vogliamo ringraziare il Signore per averci sempre accompagnato in questo cammino insieme e per averci donato tre figli, Emanuele, Letizia e Simone e cinque nipoti.

Ringraziamo il Signore di averci dato questi figli che ci hanno fatto scoprire e gustare l’entusiasmo di ogni inizio e l’ebbrezza della fantasia; ci hanno aiutato a rinnovarci e a cambiare la nostra mentalità, ad amare le loro idee, le loro intuizioni e le loro domande; ci hanno spinto a scoprire ogni giorno che per educare bisogna essere sempre più coppia. Essi sono stati dono di Dio, il segno visibile e tangibile che Lui nel suo Amore non si era stancato di noi e che sa camminare e crescere anche dentro le difficoltà e i fallimenti. Tutti loro ci hanno insegnato ad apprezzare il valore e il gusto della diversità, con le loro scoperte e le loro spigolature. Naturalmente non è stato sempre facile amarli accettando le loro diversità ed anzi aiutandoli ad esprimerle: è stato un esercizio quotidiano che a volte ha creato difficoltà e incomprensioni con loro e tra di noi .

In particolare per Simone è stato un disvelarsi lento e progressivo, senza che si aprisse a noi esplicitamente per il suo carattere schivo e riservato. Ci siamo allenati ai suoi cambi di umore e ai balzi imprevisti e improvvisi di prospettiva, che dicevano la difficoltà di trovare la sua strada, quando ad esempio, decise con forza di iscriversi ad Architettura Milano per poi smettere improvvisamente dopo due anni in cui aveva comunque sostenuto tutti gli esami a pieni voti, per ritornare a Parma. Quando, intorno ai 20 anni, ci siamo accorti da tanti segni e con verosimile certezza della sua inclinazione omo-affettiva, abbiamo capito il perché di tanti stati d’animo e in quella occasione è stato Corrado a parlare direttamente con lui, abbracciandolo e arrivando a intuire che, alla fine, desiderava solo essere capito e sostenuto nelle sue scelte. Poi è arrivato l’impiego, la soddisfazione personale, la serenità di vederlo inserito in un contesto di lavoro impegnativo ma appagante a Milano.

Fino a che, un bel giorno, tre anni fa, ben sapendo il nostro impegno pastorale e la nostra apertura ed interesse verso i fidanzati e le coppie sposate (và detto infatti che noi negli ultimi 20 anni del nostro matrimonio abbiamo sempre svolto un lavoro pastorale sia nella comunità parrocchiale che a livello diocesano, aperto alla famiglia, sia come animatori dei corsi dei fidanzati che si preparano al matrimonio, sia come animatori dei gruppi di giovani sposi), Simone ci chiese : ”Ma voi cosa fate, non tanto per me, ma per quelli che, come me, vivono relazioni omo-affettive e si sentono soli, magari ostacolati e osteggiati dalle loro famiglie ?

Vi confessiamo che questa domanda ci mandò in una profonda crisi. Mio marito Corrado vi racconterà cosa successe.

Proprio in quel periodo alla fine di giugno, la chiesa di Parma stava vivendo tre giorni di riflessione e di preghiera con tutti i suoi componenti, dal vescovo ai presbiteri, dai diaconi ai religiosi, ai laici, sul tema: “Credere ci impegna”e proprio in quei giorni era comparso un articolo sulla Gazzetta di Parma in cui un ragazzo, Lucio Massimo, scriveva di aver abbandonato la chiesa cattolica perché non si sentiva accolto come omosessuale e di aver aderito alla chiesa metodista. Al termine del convegno era prevista in cattedrale la possibilità di leggere le proprie riflessioni con un breve intervento e io intervenni dicendo:

“Ho preso spunto e forza per questo intervento che riguarda l’ambito della affettività ma anche quelli della fragilità e della cittadinanza, dalle parole di mio figlio Simone omosessuale, che sono anche le parole di tanti altri che vivono con questa declinazione la loro affettività. Lui mi ha scritto ieri sera via mail da Milano dove vive: “La non riconoscibilità di un legame che vede alla base un amore vero e sincero tra due persone, penso che sia la più grave ingiustizia che un uomo possa subire: disprezzatelo, deridetelo, picchiatelo, ma se gli togliete anche l’onore del suo amore lo priverete della sua dignità di uomo e di figlio di Dio”.

E allora:

Credere ci impegna innanzi tutto a chiedere perdono, sia come singolo, ma anche come Chiesa di Parma tutta, adesso, qui, in Cattedrale, a Lucio Massimo, giovane omosessuale cattolico, che come raccontava la Gazzetta del 18 maggio scorso, ha scelto di diventare protestante metodista perché nella chiesa cattolica si è sentito escluso mentre nella chiesa metodista ha sperimentato che non vi era alcun pregiudizio verso la sua condizione e si è sentito accolto cioè amato. Noi ti diciamo : Lucio Massimo perdonaci !!

Credere ci impegna ad amare la diversità di questi fratelli e di queste sorelle, di questi nostri figli e figlie, che ci urlano col loro dolore “amateci come siamo! amate il nostro diritto primordiale, inviolabile, costitutivo, di amare e di essere amati in quanto esseri umani e in quanto, noi diciamo, figli di Dio !!. Dateci la possibilità di far uscire il nostro amore dall’ombra: fateci vedere la luce ! Sono l’emarginazione e la derisione che ci uccidono più della violenza.”

Credere ci impegna a cambiare il cuore : in questo caso credere con tutto il nostro cuore che anche su questi fratelli e sorelle è detta nel loro battesimo la Parola del Padre “Ecco il mio figlio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento” .

Una seconda occasione per esplicitare in modo pubblico la nostra condizione di genitori di un figlio omosessuale ci fu data nell’ottobre dello stesso anno dalla terribile notizia di Simone, un ragazzo gay di Roma che si uccise non riuscendo più a tollerare la sua condizione di discriminazione e di derisione, e scrivemmo alla Gazzetta di Parma :

Gent.le Direttore, …  Dobbiamo dire con forza ai genitori consapevoli della condizione omo-affettiva dei loro figli, che tocca a noi, davanti a Dio e agli uomini, benedire, cioè dire-bene di questi figli che amiamo così come sono e che proprio perché sono così, ci insegnano con profonda verità (spesso pagata con tanta sofferenza) che l’amore è imprescindibile: è bene primordiale e costitutivo del nostro essere uomini e donne.

Amare ed essere amati per quello che si è, questa è la nostra vera identità di uomini e di donne: noi genitori vi benediciamo per averci accompagnato a riscoprire e a riconoscere la nostra stessa identità più profonda. E con voi vogliamo schierarci a viso aperto e lottare perché questo diritto/desiderio venga riconosciuto e regolamentato. E’ davvero giunta l’ora”.

Ma forse l’occasione più importante e significativa per noi è stato l’incontro a Torrazzetta nel giugno scorso con Damiano Migliorini sul suo libro “L’amore omosessuale” e con don Piva, nonché con coppie credenti omosessuali ed un piccolo gruppo di genitori di Parma che avevamo contattato per partecipare a tale giornata: è stata davvero molto bello e importante scoprire come sia possibile vivere con una fede profonda tale condizione e come questa fede sia luce e rischiari i passi di queste coppie.

Davvero abbiamo bisogno di vedere accolta e vissuta in queste relazioni la parola di Gesù “Non c’è amore più grande di chi dà la vita per l’amato”.

Dalla esperienza di Torrazzetta è nato a Parma un piccolo gruppo che abbiamo chiamato “Davide”, composto da cinque coppie di genitori con figli omosessuali, da coppie e singoli gay ed anche da una persona separata e riaccompagnata, come in una unica famiglia in cui tutti possono esprimere i loro desideri, le loro speranze, le loro gioie, i loro timori, le loro sofferenze. Con questo gruppo ci siamo mossi per conoscere e incontrare la realtà dell’Agedo di Parma. Ci stiamo anche interrogando su come poter ascoltare, affiancare, sostenere sia i genitori con figli e figlie gay o lesbiche o transessuali, sia coppie omo-affettive credenti che hanno bisogno di modelli positivi e di un percorso di accompagnamento psicologico per vivere la loro affettività e il loro dono di sé all’altro, nel prendersene cura, auspicando una nuova pastorale in tal senso.

Chiudiamo il nostro intervento dicendo, con Felice di Molfetta, Vescovo Emerito di Cerignola-Ascoli Satriano:

Cari genitori, benedite i vostri figli il mattino e la sera, quando partono, quando tornano e quando sono lontani, perché la benedizione dei genitori oltrepassa i monti e le valli, raggiunge i vostri figli, ovunque e comunque si trovino. Benediteli ! Voi siete i sacerdoti della vostra famiglia. E la benedizione del Signore scenderà anche su di voi”.

UN ABBRACCIO E UN BACIO A TUTTI !!

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