A Palermo ‘la verità ci farà liberi’. Un gruppo di cristiani omosessuali per iniziare a volare

Intervento di Roberto del Gruppo Ali d’Aquila di Palermo al I° Forum Italiano dei cristiani omosessuali (Albano Laziale, 26-28 marzo 2010)

Mi chiamo Roberto, ho 33 anni e faccio parte del Gruppo Ali d’Aquila, lesbiche e gay cristiani di Palermo che ha trovato piena accoglienza all’interno della Comunità cattolica San Francesco Saverio all’Albergheria di Palermo.
Un quartiere storico della città, dove al suo interno vi si tiene il celebre mercato di Ballarò. Il mio cuore oggi è pieno di gioia, di commozione e di gratitudine per il dono che il Signore mi ha concesso di trovarmi qui in mezzo a voi, per partecipare al I° Forum Italiano dei cristiani omosessuali e, ancora, di poter conoscere, guardare negli occhi e abbracciare tanti amici che, grazie al mio Blog, “Parole non dette…”, conoscevo solo virtualmente, come, i volontari di “Gionata”.
Un grazie speciale va al mio ragazzo Angelo, che si trova qui al Forum, che mi “sopporta” da cinque anni e sin dall’inizio ha accettato il mio invito di condividere il cammino intrapreso con il Gruppo Ali d’Aquila. Vorrei iniziare la mia testimonianza proprio prendendo spunto da una storia tratta da un libro di Anthony De Mello, ‘Messaggio per un’aquila che si crede un pollo’:

“Un contadino trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. Il caso volle che l’uovo si schiudesse contemporaneamente a quelle della covata e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno, alzando lo sguardo, vide sopra di lei nel cielo sgombro di nubi uno splendido uccello che planava maestoso ed elegante in mezzo alle forti correnti d’aria muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila aguzzò lo sguardo stupita. “Chi è quello?”, chiese. “E’ l’aquila, il re degli uccelli”, rispose il suo vicino pollo. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra perché siamo nati polli”.
Tirando un sospiro di rassegnazione, la vecchia aquila tornò a frugare il terreno come sempre e visse e morì come un pollo perché pensava di essere tale”.

Anch’io, come quest’aquila, ho pensato per tanti anni di “appartenere alla terra”, credendo di essere un “pollo”, ed ho rischiato di rimanere un “pollo” per tutta la vita. Non avevo mai avuto il coraggio di “alzare lo sguardo verso il cielo” per riconoscere quella “verità che mi avrebbe reso libero” (cfr. Giovanni 8,32).
A differenza della “vecchia aquila”, però, non mi sono mai “rassegnato” nel rimanere un “pollo”: dopo la scoperta della mia omosessualità e dopo mesi di grande solitudine e malessere, sia interiore che fisico, ho cercato e fra mille difficoltà, alzando lo sguardo, ho scoperto i nuovi cieli nei quali ero destinato a “volare”.

Nella mia affannosa ricerca devo dire grazie anche a voi (ndr gruppi). I vostri siti internet mi hanno rivelato l’esistenza dei Gruppi di omosessuali credenti d’Italia; le vostre testimonianze sono state tanti chicchi di grano lungo quel mio cammino di accettazione che, trasformandosi in una rampa di lancio, mi ha condotto a spiegare le ali e “planare in mezzo alle forti correnti d’aria”, a comprendere che anche io “appartengo al cielo”! Altri ancora sono stati i chicchi di grano sparsi nel mio cammino dal “Seminatore”.

Una sera di qualche anno fa risposi ad una messaggio, inviato da una ragazza in una mailing list chiamata: “Amare col cuore di Dio”., che diceva: “Palermo chiama…” e conteneva l’invito e l’idea di creare un gruppo di cristiani omosessuali anche a Palermo. Ed io immediatamente scrissi: “Palermo risponde…”. Questa ragazza di nome Cinzia fa parte anch’essa del Gruppo Ali d’Aquila, che, dopo il Natale del 2008 comincia, come il grano caduto sulla terra buona, a dare i suoi frutti e a crescere.

Nel nostro Gruppo Ali d’Aquila la mia iniziale difficoltà è stata quella di riuscire ad istaurare un rapporto di conoscenza, di fiducia e di amicizia con i fratelli e le sorelle che Dio mi aveva e mi ha posto accanto. Ciascuno di noi proveniva da esperienze e cammini diversi, con l’ovvia conseguenza che diversi erano gli approcci con la Chiesa, diversa la spiritualità, diversi i modi di relazionarsi con l’esterno. Ma è stata proprio questa “diversità”, la ricchezza che mi ha permesso di iniziare a crescere, di allargare i miei orizzonti e di continuare a “volare”. Ed ancora, è la sintesi di questa “diversità” che consente di realizzare grandi cose…

Con la Comunità di San Saverio (di Palermo), abbiamo iniziato un dialogo di reciproca conoscenza. Partecipando attivamente alla vita della Comunità, alla Messa domenicale ed alle altre sue iniziative.
Ci lega un rapporto di amicizia con alcuni Preti cattolici e Pastori delle Comunità Valdesi e il Gruppo laico di riflessione biblico-sociale “Arcobaleno” di Marsala. Abbiamo la gioia di avere due mamme: una mamma dell’AGEDO di Palermo che partecipa ai nostri incontri e ad altre iniziative ed una mamma della Comunità di San Saverio, che insegna teologia ed esegesi biblica nella Scuola Teologica di Base della Diocesi di Palermo e che ha scritto un romanzo, dal titolo: “Come il suono di un violino”, che racconta la scoperta e l’accettazione da parte di una madre dell’omosessualità del figlio. Il nostro primo “coming-aut” di gruppo, è stata la Veglia di Preghiera per le vittime dell’omofobia tenuta il 17 maggio 2009. E il passo biblico della veglia: “Chi ha paura non è perfetto nell’amore” (1 Giovanni 4,18) è stato riportato in uno striscione che ci ha accompagnato nel SiciliaPride di Catania il 4 luglio sempre nel 2009.

Ma la vera sfida per noi è stata la Manifestazione contro l’omofobia del 18 settembre sempre dello stesso anno a Palermo, che ha coinvolto tutte le associazioni e i singoli cittadini. Ho nel cuore un desiderio, quello di uscire dalle nostre “catacombe” per incontrare i Preti cattolici e le Comunità Parrocchiali (una lettera che abbiamo già scritto verrà al più presto spedita); incontrare i giovani per far conoscere il cammino di crescita umana e spirituale che stiamo percorrendo; parlare a tutti coloro che vivono una situazione particolare e di disagio per non riuscire a conciliare l’omosessualità con la fede all’interno delle comunità cristiane. E perché no, arrivare pure al Vescovo della nostra Diocesi.

Un altro mio desiderio è quello di parlare a quelle famiglie nelle quali, a causa dell’ignoranza, del pregiudizio e della vergogna di avere un figlio “arruso” (ndr omosessuale), come si dice a Palermo, si consumano i drammi che la cronaca riporta. La nostra amata città di Palermo, dopo 30 anni dalla morte di Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona di Giarre (Catania) di 15 e 25 anni, omosessuali, uccisi il 31 ottobre del 1980, dopo il gesto estremo di Alfredo Ormando di San Cataldo (Caltanissetta), bruciatosi in piazza San Pietro il 13 gennaio 1998, e dopo aver dato i natali all’ARCIGAY, si sta risvegliando dal suo torpore e, fra l’altro, ospiterà il SiciliaPride 2010. Sarà di certo una nuova “sfida” che vedrà impegnato anche il nostro Gruppo Ali d’Aquila.

La visita del Papa a Palermo, prevista per il 3 ottobre 2010 di quest’anno, sarà sicuramente per noi, un evento da non perdere e un motivo i più per testimoniare la nostra presenza… ma non voglio correre troppo, lasciando fare allo Spirito Santo.

Voglio concludere questa mia testimonianza, condividendo con voi una preghiera a me molto cara, tratta dalla Liturgia delle Ore della Chiesa Cattolica: “A quanti cercano la verità, concedi la gioia di trovarla, e il desiderio di cercarla ancora dopo averla trovata” (dalla Liturgia delle Ore – Vespri III settimana del salterio tempo ordinario – lunedì).

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